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P. Benno Kuppler SJ - ein Porträt vorträge & workshops themen als pdf Meine Mailadresse benno.kuppler[at]jesuiten.org ersetzen Sie [at] mit dem Mailzeichen |
Kirche, Kunst und Glaube
*Santo Stefano Rotondo auf dem Caelius Rom ** |
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Die
Kirche Santo Stefano Rotondo auf dem Caelius gehörte seit 1579 zum Patrimonium
des Pontificio Collegio Ungarico, das im Jahre 1580 mit dem Pontificio
Collegio Germanico zum Pontificio Collegio Germanico ed Ungarico vereinigt
wurde. Seit 1133 ist Santo Stefano Rotondo die Titelkirche eines
Kardinalpriesters. Als im Jahre 1985 der Erzbischof von München und Freising,
Friedrich Wetter, zum Kardinal kreiert wurde, erhielt er als seine römische
Titelkirche die Kirche Santo Stefano Rotondo. | |
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* Santo Stefano Rotondo auf dem Caelius. Kirche, Kunst und Glaube. in: Reliquiari della Pietra di Susanna Rossi, Arti Grafiche "La Moderna", Roma 1994, S. 31-17, [versione italiana: S. 23-29] [Katalog zur Ausstellung] |
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Santo Stefano Rotondo sul Celio non si trova sugli itinerari turistici di Roma. Santo Stefano Rotondo è rimasta chiusa per molto tempo. Santo Stefano Rotondo non è immeditamente visibile a chiunque vi passi vicino. Santo Stefano Rotondo: non è possibile comprenderla nel suo insieme in un unico sguardo
Chi voglia entrare nella chiesa di Santo Stefano Rotondo ci deve andare consapevolmente, nell'omonima strada tra San Giovanni in Laterano e Santa Maria in Domnica. Passando attraverso un grande cancello accanto ad un muro di epoca medievale, il visitatore entra in un cortile, in cui i brecciolini rallentano la velocitá dei passi scricchiolando sotto le scarpe. Un portico, pochi scalini, più bassi rispetto al cortile, costringono ognuno a "scendere verso il basso", a lasciare la propria posizione di sicurezza, ad aprirsi spiritualmente all'incontro con questa chiesa, Santo Stefano Rotondo.
Molti si siedono prima sul piccolo muretto, riprendono fiato, si godono il luogo ombroso facendo attraversare la propria schiena da un leggero alito di vento.
Forse danno ancora un ultimo sguardo alla guida turistica di Roma: Santo Stefano Rotondo è stato costruito sotto Papa Simplicio, nel V secolo ed è composto da una costruzione centrale con tre ordini di colonnati, un mitreo, affreschi del Pomarancio raffiguranti martiri e cosí via, a seconda della qualitá della guida, non esistono solamente "dati" che si disperdono facilmente.
Alcune persone hanno un interesse archeologico e storico-artistico, conoscono le discussioni relative agli scavi del mitreo negli anni settanta, conoscono i vari progetti di restauro per "restituire" a Santo Stefano Rotondo il suo aspetto originario, con i suoi tre porticati circolari, seguono gli studi archeologici in corso sulla storia della costruzione e dei lavori di restauro della chiesa, come ad esempio quelli relativi alla pavimentazione della cappella dei SS. Primo e Feliciano.
Il grande, antico portale attira l'attenzione: una bassa soglia vuole essere attraversata; l'androne circonda il visitatore. Forse incuriosisce il significato dei sondaggi nel pavimento e delle parti staccate di intonaco alle pareti. Un cancello di tubi dimostra che Santo Stefano Rotondo ancora non è "terminato": per questo motivo il portale di marmo del Rossellino viene messo in secondo piano e cosí quello che in realtá dovrebbe essere lo sfondo si trova ad essere posto in primo piano: l'ampiezza della costruzione centrale con le sue ventidue colonne ed il gioco di chiaroscuro attirano l'attenzione del visitatore.
"Questo è Santo Stefano Rotondo!"
Man mano che il visitatore cammina sul pavimento di legno scricchiolante seguendo la circolaritá dello spazio fra le colonne e l'attuale muro esterno ricoperto di affreschi, si trasforma in ammiratore, tanto che poi è la circolarità della chiesa, il cerchio, che non conosce nè inizio nè fine, a diventare oggetto di attenzione.
Il visitatore rapito di ammirazione viene coinvolto in un qualche cosa che va oltre la descrizione superficiale. Scoprirá il tamburo che guida il suo sguardo lontano verso l'alto. Dovrà abbassare lo sguardo se vuole vedere gli affreschi che decorano la balaustra dell'altare. Distoglierà il proprio sguardo dagli affreschi sulle mura, che, con un tipo di crudeltà naturalistica, descrivono il martirio dei primi cristiani.
Che tipo di spazio è questo. Quale ambiente è questo? Che cosa sta facendo quest'ambiente con me?
Certamente molti visitatori lasceranno ben presto questo spazio: qui si sono trovati di fronte ad un monumento importante dal punto di vista della storia dell'architettura; un meraviglioso esempio di architettura paleocristiana; così è stata portata a termine un'altra tappa, seppure importante, di un vasto programma culturale.
Altri però sentono che questo ambiente non li lascia piú andare via.
Queste persone sono venute per celebrare nella chiesa di Santo Stefano Rotondo, insieme ad altri, il mistero della loro fede; così come si è verificato il 7 maggio 1994, quando cinque studenti del Pontificio Collegio Germanico ed Ungarico sono stati ordinati diaconi. Due ungheresi e tre tedeschi sono stati chiamati dalla comunità cristiana per porsi pubblicamente al servizio di Dio. "Prendere servizio nella Chiesa in quanto diaconi", questa è la loro risposta alla domanda quale sia il significato della vita. La chiesa di Santo Stefano Rotondo li accompagnerà per tutta la vita.
Ora si può intuire quale sia questo spazio: Santo Stefano Rotondo!
Santo Stefano Rotondo è un luogo sacro. Santo Stefano Rotondo è chiesa di pietre storiche e di pietra vivente.
Giovanni il Visionario nell' Apocalisse parla della "nuova Gerusalemme", la dimora di Dio fra gli uomini, la città della pace eterna per tutti gli uomini. Santo Stefano Rotondo è stata paragonata a questa "nuova Gerusalemme". Le porte della "nuova Gerusalemme" erano decorate con gemme preziose. Gesú Cristo stesso vuole essere la pietra angolare della Chiesa.
Santo Stefano Rotondo fa sentire il legame e la tensione interni tra le pietre della storia dell'architettura e la pietra vivente, tra la liturgia e la conservazione dei monumenti, tra la chiesa come monumento architettonico e la Chiesa come comunità dei santi.
Tra questi due angolazioni d'approccio alle pietre se ne inseriscono altre, quali ci sono state tramandate nelle Sacre Scritture, dalle grandi religioni del mondo; per quanto riguarda i cristiani, dal libro della Genesi fino all'Apocalisse di Giovanni, ma anche attraverso le testimonianze dei mistici e le opere degli artisti.
Hildegard von Bingen [1098-1179] ha descritto nella sua scienza medica basata sulle gemme preziose, le virtú terapeutiche delle pietre da un punto di vista cosmologico. L'organismo umano ha un triplice significato: è corpo, sede dell'anima e parte del corpo mistico di Cristo, della Chiesa. L'unitá cosmica si specchia nel rapporto tra creazione, creato e creatore. La forza terapeutica delle gemme preziose mira a stabilire un equilibrio tra anima e corpo, a formare l'armonia interna dell'uomo.
Ispirata dalla chiesa di Santo Stefano Rotondo ed alla scienza medica basata sulle gemme preziose di Hildegard von Bingen, la pittrice Susanna Rossi ha dipinto un ciclo di dodici grandi quadri, intitolati "I reliquiari della pietra" che si possono ammirare all'interno della chiesa. Questi quadri creati con tecniche pittoriche diverse, si orientano verso i colori ed i contenuti simbolici delle gemme preziose: diaspro, zaffiro, calcedonio, smeraldo, agata, rubino sardo, crisolito, berillo, topazio-diamante, crisopraso e giacinto.
Il tema che collega fra loro i quadri è l'"incarnazione" dell'uomo nella sua dimensione fisica e spirituale, il desiderio di trovare l'identitá, simboleggiata dal topazio con le sue calde tonalitá di giallo. Il topazio, un diamante, puó essere tagliato in molteplici modi e nelle sue sfaccettature esso rispecchia il principio del processo di identificazione: l'accontentarsi, senza provare invidia, di quel posto nella vita che "io" sono in grado di occupare, senza mirare a quel posto che "io" ambirei ad occupare.
Molti quadri di Susanna Rossi hanno tonalità di colore che oscillano tra il blu, l'indaco, il viola e il rosso, ricordano i colori di Goya e descrivono la ricerca dell'artista verso fonti e forze spirituali.
In un certo qual modo l'arco dei quadri è teso fra "terra" e "cielo" come la realtá della vita umana. "I sette dormienti di Efeso" invitano chi li osserva, a prendere coscienza della propria origine da un luogo protetto. L' "Inquietudine" non è solamente un autoritratto di Susanna Rossi, ma è una sensazione comune a tutti gli uomini. "La guerra" in quanto distruzione dell'altro e di se stessi trova la propria complementarità nell'autoritratto "Armonia". Dato che l'armonia il più delle volte non è altro che uno stato labile, essa viene messa a confronto con la "Melancholia", quella sensazione interiore di tristezza che rende impotenti. "Rosengarten", questo impressionante massiccio montuoso delle Dolomiti, invita chi lo osserva ad oltrepassare i propri limiti, tendendo verso l'alto per ritrovare se stesso. Così potrà scoprire una sfaccettatura della propria "Identitá", proprio come ha fatto l'artista nel suo autoritratto.
Ma l'uomo trova la sua vera identità solo quando si scontra con il Sacro.
"Bethel" è quel luogo sacro in cui Giacobbe in sogno parla con il suo ed il nostro Dio, in cui a lui ed ai suoi discendenti viene promessa la salvezza, in cui la scala collega il cielo con la terra. Là Giacobbe innalzerà un altare di pietra al suo Dio. Il crisopraso che è stato assegnato come simbolo a questo quadro raffigurante il sogno di Giacobbe, è una pietra dalle tonalità verdi. Il verde nella simbologia dei colori dell'epoca paleocristiana e del Medioevo simboleggia la grazia di Dio ed allo stesso tempo il verde è simbolo della inesauribile tensione dell'uomo verso la Gerusalemme celeste.
In questo modo si chiude il cerchio dei dipinti e contemporaneamente si riapre il cerchio della chiesa.
Santo Stefano Rotondo in quanto spazio di esperienze mistiche è la nuova Gerusalemme, la dimora di Dio fra gli uomini. Santo Stefano Rotondo è un invito rivolto al singolo uomo affinchè si interroghi sul significato della propria vita. Santo Stefano Rontondo è il luogo spirituale che permette di trovare e di dare una risposta all'interrogativo, "quale sia il significato della vita".
Gli archeologi ricercano le pietre nella storia dell'architettura: queste possono testimoniare quale fosse originariamente la struttura architettonica della chiesa. Le pietre possono chiarire in quale modo le generazioni successive habbiano modificato la costruzione. Le pietre possono spiegare la storia della chiesa.
Gli artisti cercano di rapresentare le pietre nei loro quadri: pietre dello scandalo per riflessioni contemplative; pietre come simbolo di ciò che è stato rifiutato e di ciò che è stato trovato; pietre come elementi della ricerca della propria identità.
I cristiani ricercano la pietra angolare della Chiesa, il Cristo. Nei testi del Vecchio e del Nuovo Testamento vengono utilizzate le pietre quali simboli dell'incontro tra l'uomo ed il Sacro o come simboli del Santo stesso. I cristiani vengono definiti "pietre viventi della chiesa". I cristiani si inseriscono nell'iunità ecclesiastica. la quale deve essere segno della salvezza nel mondo.
La chiesa deve essere ricostruita sempre con pietra vivente. L'incontro con Santo Stefano Rotondo è un invito a fare ciò. In questo sacro luogo il singolo è protetto nella ricerca del Sè, nella ricerca della salvezza fisica e spirituale, nella ricerca della propria santificazione.
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*** A partire dal 1579 la chiesa di Santo Stefano Rotondo fece parte del patrimonio del Pontificio Collegio Ungarico, il quale, nell'anno 1580, unendosi al Pontificio Collegio Germanico divenne il Pontificio Collegio Germanico ed Ungarico. Dal 1133 la chiesa di Santo Stefano Rotondo è la chiesa titolare di un cardinale. Quando l'Arcivescovo di Monaco di Baviera e Frisinga, Friedrich Wetter, fu creato cardinale nel 1985, ricevette come chiesa titolare la chiesa di Santo Stefano Rotondo.
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