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Dr. Benno Kuppler

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Il Lavoro
Valori ed Interpretazione Nella Cultura Contemporanea
"Lavoro & Tempo Libero". Convegno di studi
CATANIA 11-12 MAGGIO 1995

P. Dr.sc.soc. Benno Kuppler SJ

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Indice [Testo download]
1 Alcune Premesse su come voglio sia interpretata a mia relazione

2 La dottrina sociale della Chiesa come vademecum dell'attività politica ed economica

3 Antropologia della dottrina sociale della Chiesa

4 "Il lavoro" - un concetto con una pluralità di significati ed i suoi sinonimi

5 Il lavoro in una panoramica storica

6 Il non-valore della disoccupazione come chiave di lettura del valore del lavoro

7 Il lavoro come "triangolo creativo"

8 Il lavoro versus la Muße [ricreazione]

9 Il lavoro: un valore ambiguo in una società ambigua

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1. ALCUNE PREMESSE SU COME VOGLIO SIA INTERPRETATA LA MIA RELAZIONE

Per evitare che fra Lei e me, che ancora non ci conosciamo, sorgano inutili fraintendimenti faccio alcune considerazioni preliminari su tutto ciò che non dirò e su ciò che posso offrile come impulso per il nostro colloquio insieme.

Dal momento che gli organizzatori del convegno non hanno invitato me, padre gesuita, per tenere una predica, non vi trovate seduti sotto al pulpito come durante una predica.

Io dunque mi aspetto da voi che non aprirete i vostri "ombrelli spirituali" dicendo: "sta predicando", sprofondando così comodamente nelle vostre poltrone. [L 1]

D'altro canto io sono stato invitato in quanto gesuita che è anche docente alla Pontificia Università Gregoriana. In quanto professore parto dal presupposto che i miei ascoltatori non abbiano lasciato la loro testa appesa al guardaroba e così dò anche per scontato che, quando vi siete iscritti a questo convegno, non abbiate consegnato o dovuto consegnare la vostra testa alla segreteria della facoltà di teologia, ma spero che siate pronti a pensare insieme. [L 2]

Inoltre dó anche per scontato che la vostra partecipazione al seminario nasca dalla necessità di ampliare i vostri orizzonti e di creare una base solida sul tema "Lavoro e tempo libero", e per questo motivo non voglio fare di voi dei pastori che poi parlano ex cathedra. [L 3]

Ancor meno è mia intenzione di [ri]condurvi con fatica nella Chiesa come sembra fare nella caricatura un pastore protestante con le teste di banconote tedesche. [L 4]

bulletad metodologiam

Parlerò come dilettante e come una persona, che si incuriosisce dell' uomo. L'uso di lucidi lo intendo come un aiuto per permettervi di seguirmi con facilità. Inoltre farò sempre piccole pause durante la mia esposizione facendovi sentire un po' di musica per rilassarvi. [L 5]

bulletUserò come modello di approccio il cosiddetto "cerchio pastorale". [L 6]

1. Esperienza

bulletnoi viviamo in modo attento quanto succede nel mondo del lavoro, quali sono 
i fenomeni sociali? Che esigenze hanno le persone coinvolte? 
Cosa fanno per queste persone la Chiesa, le associazioni, le istituzioni.

2. Analisi sociale

bulletNoi incominiciamo a porre domande mirate e a studiare:
perchè la situazione è quella attuale? Chi sono i responsabili, dove sono? 
Chi ha potere decisionale? Chi ne approfitta? Chi ne paga le pesanti conseguenze? 
Chi ne diventa vittima?

3. Riflessione teologica

bulletIn quanto cristiani ci chiediamo: 
dove la situazione impedisce o favorisce il Vangelo? 
Che cosa è peccaminoso? Dove agisce la grazia?

4. Strategia

bulletCome possiamo rispondere alle esigenze in quanto Chiesa? Quali passi dobbiamo compiere? 
Dove sono gli alleati? Quali sono i nemici?

5. Controllo dei risultati

bulletCosa è cambiato? Dove dobbiamo continuare a lavorare? Dove non cè più bisogno di noi? 
Cosa abbiamo imparato?

Ecco un breve ma importante chiarimento: dal punto di vista del principio è indifferente da quale dei primi tre punti si entra nel cerchio, voglio quindi sottolineare la parità di posizione fondamentale di questi tre passi.

Il mio scopo non è neanche quello di farvi fare scivolare dalle mani questa sera durante la preghiera che seguirà il nostro incontro, per dimostrare a voi stessi di aver compreso il mio intervento, una banconota da centomila lire come mostra il collage delle "mani che pregano" di Albrecht Dürer con una banconota da mille marchi. [L 7]

Ciò che al contrario invece io auspico è che, alla fine della mia relazione, vi sia venuto un po' di appetito per occuparvi [di nuovo] di persona in modo più intenso della insegnamento sociale della Chiesa e della sua messa in pratica nel mondo di oggi, affinchè il vostro impegno politico abbia una base solida e affinché politicamente non viviate alla giornata.

bulletad intentionem

Non intenderò trasformarvi da pecore in pastori, suppongo piuttosto che tutti i presenti siano pronti a giudicare la materia secondo il proprio modo di pensare e la propria coscienza. [L 8]

Dopo la mia presentazione, nel corso del dibattito, avrete il diritto ed il dovere di dire che io, in quanto gesuita tedesco, non ho compreso linguisticamente la realtà italiana o forse non sono riuscito a rendere il concetto, infatti l'effetto didattico, anche quello della mia relazione, come mostra la vignetta, è raggiunto solo quando ognuno incomincia a pensare o riflettere per conto proprio. [L 9]

E affinchè possiate prepararvi anche mentalmente su quanto vi aspetta, vi mostro un lucido in cui è rappresentata la struttura del mio articolo.

Musica n° 4

bulletad schema [L 10]

Per darvi una prima visione della mia relazione ecco lo schema della stessa. [vedi Indice sopra]

2 LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA COME VADEMECUM DELL'ATTIVITÀ POLITICA ED ECONOMICA

Chiunque voglia vivere la fede cristiana nella vita quotidiana, ben presto si scontra con una difficoltà: le letture della Sacra Scrittura che ascoltiamo nel corso della messa della domenica sembrano essere spesso difficili da mettere in pratica nella nostra vita quotidiana. Attraverso immagini di una cultura a noi estranea vengono espresse esperienze umane che a prima vista non ci sembrano attuabili. Lo scenario sociale, economico e politico del Vecchio e del Nuovo Testamento ci sembra totalmente estraneo alla nostra esperienza di vita.

Ma se ci sforziamo di studiare un po' più intensamente i testi della Bibbia, forse anche con l'aiuto di commentari, allora ci rendiamo conto che nella Bibbia vengono trattate le questioni fondamentali dell'uomo, che sono le stesse ancora oggi. Il magistero della Chiesa, cioè il Papa e i Concili per la Chiesa nel mondo e i vescovi per le loro diocesi, le traducono attraverso l'insegnamento sociale della Chiesa nel mondo attuale. [L 11]

Per questo motivo l'antropologia cristiana, la dottrina dell'uomo, si trova al centro dell'insegnamento sociale della Chiesa, come ci viene presentata nelle encicliche sociali. Nella storia della filosofia e nello scontro delle ideologie di Karl Marx sul liberalismo fino ai tentativi interpretazione cristiani dei nostri giorni, l'esatta comprensione dell'uomo era al centro dell'attenzione e su questo argomento voglio subito aggiungere qualcosa.

A molti di voi sono certamente noti quei quattro fondamenti, detti anche principi, che vengono sempre indicati come colonne portanti della dottrina sociale della Chiesa: [L 12]

personalità - sussidiarietà - solidarietà - bene comune

Alcune parole servano a farvi ritornare alla memoria i contenuti:

bulletPersonalità 
bulletL'essere umano è più che un individuo. L'essere una persona si rifà sempre anche all'altro, 
al tu, per questo motivo la natura sociale e individuale sono unite nell'essere umano, 
ogni uomo è una persona, anche il mio avversario politico o economico.
bulletSussidiarietà
bulletInnanzitutto ogni uomo ed ogni comunità anche se piccola è responsabili per se stessi. 
Solo quando una unità più piccola non è più in grado di aiutarsi da sola, 
la comunità più grande può aiutare ad aiutarsi. Se non si rispetta questo principio 
c'è il pericolo di uno stato assistenzialista.
bulletSolidarietà 
bulletCome principio per un comportamento etico sociale solidarietà significa 
unione e responsabilità reciproche, tra le persone e per le persone. 
Come slogan la solidarietà è sicuramente onnipresente nella politica e nell'economia. 
Spesso dietro a questo concetto si nascondono anche egoismi di gruppo delle lobbies 
dei partiti politici, delle associazioni economiche e dei sindacati.
bulletBene comune
bulletBene comune significa non perdere mai di vista la totalità della societá. 
Il bene comune richiede la giustizia sociale nella costruzione della società, 
richiede la responsabilità personale per il bene comune e non soltanto 
per il proprio interesse personale.

L'impegno per il bene comune è apprezzato in modo particolare al di fuori dell'ambiente ecclesiastico. La dottrina sociale della Chiesa ha sempre curato il concetto di bene comune e non ha partecipato alla distruzione di questo concetto. Anche il dizionario 'marxista-leninista della filosofia' della vecchia RDT ne parla dicendo che il bene comune è un concetto centrale della dottrina cattolica e cita le definizioni di bene comune da 'Mater et magistra' e 'Gaudium et spes'. Il bene comune in sintesi significa: "L'interesse comune viene prima di quello personale".

La solidarietà pone l'accento sul dovere comune in quanto principio e garantisce in quanto principio di diritto che la persona sia messa in primo piano come soggetto. Solidarietà e bene comune sono inscindibili.

Anche il principio di sussidiarietà è ben conosciuto al di là della dottrina sociale cattolica, anche se a volte, erroneamente, è definito come il "dogma cattolico". Il principio di sussidiarietà, formulato espressamente nel 1931 da Pio XI. in Quadragesimo Anno [nel capitolo sullo stato; nella traduzione tedesca nE 79], è un principio di filosofia sociale, un puro e semplice riconoscimento della ragione. In riferimento alla collettività statale la sussidiarietà è stata formulata già un secolo prima da Abramo Lincoln, il presidente degli USA ed è stato inculcato nella coscienza civica degli americani, come non si è mai stancato di sottolineare Oswald von Nell-Breuning SJ. Questo concetto viene anche definito "regola di compentenza" come "diritto delle piccole comunità".

Ma i principi non sono "né cristiani né non cristiani, ma sono o giusti o sbagliati" diceva sempre Nell-Breuning. Ma la dottrina dell'uomo è specificamente cristiana, quella che cioè viene spiegata nella predicazione sociale e che è fondamentale per il nostro argomento "il lavoro".

Musica n° 6

3 L'ANTROPOLOGIA DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

La predicazione sociale della chiesa è una parte costituente della predicazione della fede e che da sempre, per questo motivo, si rifa alle sue fonti. L'antropologia, la scienza dell'uomo, della dottrina sociale cattolica, ha le sue basi nella Bibbia e nella tradizione teologica della chiesa. Alcuni riferimenti servano a ricordarvi quanto detto.

Il fatto che l'uomo sia fatto ad immagine di Dio è alla base dell'uguaglianza personale di tutti gli uomini [cfr. Gal 3, 26-28]. Nel piano salvifico di Dio [cfr. Ef 1, 3-14] l'uomo, sin dalla creazione, ha in sè un ruolo centrale. Egli è chiamato a completare la creazione. L'operare nel mondo è una collaborazione al compimento del Regno di Dio, che ha già avuto inizio con l'incarnazione del Verbo di Dio ma che deve ancora comipiersi. Per questo motivo l'uomo è anche l'unità di misura per le leggi [cfr. Mc 2, 23-27].

Dai numerosi testi antropologici della Bibbia si può ricavare una concezione dell'uomo che, nelle sue caratteristiche fondamentali, forma una triade: l'uomo nella compenetrazione reciproca, è un essere personale, sociale e religioso. Le conseguenze che questo avrà per il lavoro le spiegherò più avanti [N° 7]. [L 13]

La dottrina sociale cattolica applica questi principi biblici dell'antropologia alla storicità concreta ed a singole questioni concrete. Un testo classico è la costituzione pastorale "Gaudium et spes" del Concilio Vaticano II, in particolare i capitoli I - III.

Musica n° 2

4 "IL LAVORO": UN CONCETTO CON UNA PLURALITÀ DI SIGNIFICATI ED I SUOI SINONIMI

Se vi chiedessi il significato del termine "lavoro" avremmo subito una discussione interessante e poliedrica, infatti il concetto "lavoro" viene usato così tante volte ed ogni volta consignificati diversi. Ho raccolto qui di seguito alcuni sinonimi per "lavoro" ed alcune espressioni per avere un quadro completo. Sono sicuro che senza fatica riuscirete a citare altre espressioni. [L 14]

" attività produttiva lavoro/lavori ...

" artigianato

" ... industriale
" fatica " ... autonomo " ... agricolo
" impegno " ... subordinato " ... terziario
" mestiere
" occupazione " ... in affitto " ... intellettuale
" operazione " ... in appalto " ... manuale
" prestazione " ... a giornata " ... fisico
" produzione
" professione " ... casalingo " ... creativo
" servizio " ... donneschi " ... artistico
" sforzo " ... domestici " ... di fantasia " ... nero

Utilizziamo "il lavoro" come concetto chiave per ordinare e valutare concezioni e significati dell'uomo e del suo compito nel mondo. Provate ad ascoltare attentamente politici, sindacalisti o imprenditori. Quali concetti vengono presupposti implicitamente quando parlano di "lavoro". Forse vi risuonano ancora nelle orecchie i discorsi in occasione del 1 maggio 1995 tenuti a Brindisi, Torino, Milano, e i moniti del Presidente della Repubblica Scalfaro al Presidente del Consiglio dei Ministri Dini.

Usando il termine "lavoro" intendo sempre implicitamente anche l'uomo che svolge un lavoro ma che rimane, per così dire, nascosto "dietro al lavoro". Il "lavoro" è per me una chiave di lettura per l'uomo concreto. Non posso trattare il "lavoro" come argomento astratto, il "lavoro" e "l'uomo" sono le due facce di una stessa medaglia.

Quanto siano drammaticamente collegati il "lavoro" e "l'uomo" lo si può vedere dando uno sguardo alla recente storia del mio popolo. L'8 maggio 1995 noi tedeschi abbiamo pensato con sentimenti contrastanti alla capitolazione del Terzo Reich. Dall'inizio di marzo 1995 si è incominciato a ricordare la liberazione dei numerosi campi di concentramento. "il lavoro rende liberi" - questo c'era scritto all'entrata dei lager. L'ideologia del Nazionalsocialismo sprezzante dell'uomo non poteva esprimere in modo più cinico la sua concezione dell'essere umano.

Se qui di seguito ci interroghiamo insieme sui valori del lavoro nella cultura contemporanea ci dovremo implcitamente interrogare anche sul valore dell'uomo nella nostra società, poichè qualsiasi etica del lavoro è collegata ad una concezione dell'uomo non ancora pensata scientificamente. Una dottrina del lavoro non può essere formulata senza tener conto dell'antropologia. [L 15]

La crescita del numero dei disoccupati già evidenzia una difficoltà. Diventa sempre più difficile definire i nostri paesi "occidientali" come "società fondate sul lavoro". Il "lavoratore" classico non esiste quasi più, egli è importante solamente per la previdenza sociale. Lo sviluppo tecnologico, l'informatizzazione non solo hanno alleggerito alcuni lavori, ma li hanno addirittura resi superflui. [L 16]

Nonostante l'aumento del PIL [Prodotto Interno Lordo] il numero dei posti di lavoro tende a diminuire, non solo in Italia. Neanche nei tre famosi canali della TV privata è possibile creare quel milione di posti di lavoro, che uno zar dei media aveva promesso con leggerezza agli elettori italiani in quanto politico alle prime armi. [L 17]

L'aumento delle persone in cassa integrazione annebbiano l'immagine del mercato del lavoro. A spese della solidarietà della società in uno stato assistenzialista nelle imprese private si limitano i costi. Forse nelle nostre menti abbiamo un concetto troppo ristretto di "lavoro", per cui si intende solamente il lavoro retribuito. I paesi del socialismo reale avevano sicuramente interpretato erroneamente l'apostolo Paolo, quando hanno introdotto in detto: "Chi non lavora non mangia".

Cerchiamo di fare una breve panoramica storica. Che valore veniva attribuito al lavoro nelle civiltà precedenti alla nostra? Quali concezioni sono state tramandate fino ai nostri giorni? Che differenze ci sono?

Musica n° 8

5 IL LAVORO IN UNA PANORAMICA STORICA

Dalla filosofia antica sappiamo che in Grecia qualsiasi attività corporea che fosse legata alla fatica era compito esclusivo degli schiavi. Ogni stato aveva una concezione personale del proprio compito all'interno dell'organismo statale. Il lavoro dei liberi era quello di "pensare", di svolgere attività pubbliche, di sopperire alle esigenze della res publica. Il lavoro come fatica, come peso era riservato agli schiavi. Anche il latino antico distingueva fra "laborare", "facere" ed "operare".

Il Cristianesimo, nella tradizione della fede ebraica, ha sempre distinto fra vita activa e vita contemplativa. Lavorare significa partecipare all'opera di creazione di Dio. Il sabato ebraico e la domencia cristiana sono per questo motivo una partecipazione al riposo di Dio, di cui ci parla il libro della Genesi. "Ora et Labora", la regola di S. Benedetto, è diventata determinante per la cultura occidentale. Il lavoro agricolo si è adeguato ai ritimi della natura e dei rintocchi delle campane. Quando suonava l'Angelus era ora di pranzare e quando suonavano le campane del vespro si tornava a casa dai campi. Era l'ora del riposo.

Nel XVII secolo dall'animal rationale, l'essere umano dotato di ragione, nasce l'animal laborans. La meccanizzazione non fa più riferimento ai simboli cristiani. Il lavoro viene spersonalizzato, poichè si perde il collegamento diretto fra sostentamento e lavoro. Il lavoro viene valutato in denaro con cui il singolo soddisfa le proprie esigenze. Inizia a dissoleversi il collegamento fra lavoro e riposo.

Sotto l'nfluenza dell'etica protestante, soprattuto attraverso Calvino, il lavoro viene "spiritualizzato" teologicamente. La fatica del lavoro e la miseria vengono "esaltati" in quanto voluti da Dio, infatti il successo professionale sta ad indicare che Dio è ben disposto verso di me e che la mia salvezza sembra essere assicurata [dottrina della predestinazione]. L'industrializzazione del XIX secolo accelera questo processo. Il lavoro viene concepito e definito come "alienazione" e non solo da Carlo Marx, ma anche da pensatori cristiani come Franz von Baader. E comunque sono i sacerdoti nelle loro morali a ricordare al popolo semplice i doveri del lavoro. I sindacalisti allora socialisti e atei, i giuristi, gli economisti e i sociologi invece parlano dei diritti del lavoro e del diritto al lavoro.

I rapporti di produzione agricola ed artigianale si sono potuti conciliare meglio con le tradizioni della Chiesa [culto, festività, riposo, svolgimento della giornata]. I rapporti di produzione industriale non seguono più questa tradizione della Chiesa. Le macchine non conoscono né mattina né sera, e vale la pena averle solo se sono in funzione a lungo, perché la loro acquisizione è costosa. La macchina mette al proprio servizio l'uomo. Lo sviluppo del settore terziario e delle prestazioni significa spesso una alternativa alla tradizione ecclesiastica del culto, delle festività e del riposo nel corso della giornata. Il tempo libero viene commercializzato, sempre più persone devono rinunciare alla domenica come giorno di riposo, affichè altre persone possano dedicarsi al riposo nel loro tempo libero.

Il lavoro viene concepito solamente come attività retribuita, solo come prestazione valutata in termini di denaro. Così molte persone vengono messe in crisi. La loro attività per la società non ha alcun valore e quindi non viene riconosciuta dalla società. Questo riguarda in modo particolare le donne, che per secoli avevano svolto un compito socialmente riconosciuto dalla società come casalinghe o madri e che avevano competenze rilevanti per la societá. E oggi? Pare che molte donne debbano giustificarsi di essere "solo" delle casalinghe. La società rafforza questo sentimento verso le donne. [L 18]

Come spunto per un momento di riflessione, se vi chiedo, chi siete, cosa rispondete? Dite il vostro nome? Non vi presentate con la vostra qualifica professionale? Dite un titolo? oppure dite quelle che fate volentieri nel vostro tempo libero, gli strumenti che suonate, che siete sposati o che siete una religiosa o un frate? oppure.. oppure... oppure.

Musica n° 9

6 IL NON-VALORE DELLA DISOCCUPAZIONE COME CHIAVE DI LETTURA DEL VALORE DEL LAVORO

Spesso nella vita ci sembrano auspicabili delle cose che non possediamo personalmente. Ci accorgiamo che una determinata cosa ha un valore nel momento in cui quella cosa appartiene a qualcun'altro. Voglio dunque cercare di chiedermi insieme a voi quale sia il valore del "lavoro" facendovi vedere quello che provano le persone che non hanno un lavoro. "Il lavoro" in questo contesto è inteso come attività retribuita. [L 19]

Vengono messi in evidenza quattro vasti settori:

bullet1. Isolamento sociale
2. Indebolimento dell'autocoscienza
3. Danni fisici e psicologici
4. Perdita del reddito

Molto risale ad esperienze fatte nel corso di seminari che ho organizzato in Germania con persone disoccupate da molto tempo e con i loro partner. Il KAB [Movimento dei lavoratori cattolici] mi ha invitato a farlo e abbiamo voluto cercare di dare di nuovo una speranza alla vita di queste persone, indicando loro la strada che portava dall'avere all'essere [Erich Fromm], cioè risvegliare la sensibilità per quei valori che sono propri ad ogni essere umano.

Alla fine del seminario poi ho invitato ognuno dei partecipanti a scrivere una lettera a se stesso in cui doveva esprimere i passi concreti che voleva fare nei due mesi successivi. Le lettere mi furono poi cosegnate in busta chiusa e dopo due mesi le ho rispedite per posta ai rispettivi mittenti. Molti hanno lasciato aperte le buste perchè le potessi leggere.

Per la maggior parte la questione fondamentale era:

bulletche per la prima volta da molto tempo si sentivano di nuovo accettati dal punto di vista umano;
bulletche per la prima volta potevano dire ad estranei di essere disoccupati, in parte da parecchi anni;
bulletche a causa di danni alla salute non avevano alcuna speranza di poter di nuovo trovare un lavoro retribuito;
bulletche è difficile accettare di essere un uomo valido se il mercato del lavoro dice di non aver bisogno di te.

Qualche volta dopo aver ricevuto la lettera qualcuno dei partecipanti mi ha risposto, spesso le lettere erano pervase da tristezza, perchè il "non-valore" che io valgo qualcosa solo se guadagno, continua ad essere determinante.

Che valore ha il lavoro? per gli altri? per me?

Musica n° 7

7 IL LAVORO COME "TRIANGOLO CREATIVO"

Un tema centrale dell'antropologia cristiana, come ho detto all'inizio è il lavoro. Infatti l'uomo non lavora solo per realizzarsi nel tempo libero con il denaro guadagnato, ma egli si realizza nel lavoro stesso. Seguiamo i tre vertici di questo triangolo per ricercare i valori del lavoro in senso lato. Senza dilungarci sui documenti di dottrina sociale della Chiesa, questi tre punti potete trovarli in tutti i documenti. Si faccia riferimento in modo particolare a "Laborem exercens" [1981] che è dedicata al lavoro dell'uomo. [L 20]

La funzione naturale del lavoro è la più semplice da capire. Con il mio lavoro guadagno ciò che mi serve per vivere. Prima erano i prodotti naturali che servivano direttamente per vivere, poi per questa funzione naturale l'uomo ha ricevuto del denaro con il quale acquistava quanto gli necessitava per vivere.

In quel momento incomincia a delinearsi il conflitto tra "denaro" ed "etica". Infatti il lavoro ha il suo mercato ed il suo prezzo e i beni che permettono di vivere hanno un loro mercato con dei propri prezzi. Si tratta di giustizia della prestazione e del guadagno. La discussione per il giusto prezzo e più tardi per il giusto salario determina anche oggi la disputa.

Ad un livello più alto la funzione naturale ha a che fare anche con il nostro modo di gestire la natura [ecologia], infatti ancora oggi essa è alla base della nostra vita. Lavoro e natura devono essere portati ad un equilibrio.

La funzione personale si indirizza ad un singolo individuo che può rappresentare se stesso con il proprio lavoro - non solo nel lavoro di politco di fronte alla telecamera accesa e ad un microfono. Questo è più che "fare bella figura". [L 21]

Dalla funzione personale nasce anche una richiesta politico-sociale di una umanizzazione del lavoro. Il lavoro che non può essere strutturato secondo parametri umani, viene fatto in modo migliore dalla macchine. Ma un lavoro che richiede all'uomo un adattamento alla macchina e al suo modo di lavorare può difficilmente essere definito umano. [L 22]

La funzione sociale del lavoro mette il singolo individuo in relazione con altre persone e attraverso queste il singolo sa che il suo lavoro è riconosciuto socialmente [prestigio sociale]. Proprio l'esempio del lavoro domestico mostra chiaramente che il lavoro delle donne come casalinghe e come educatrici dei figli non è più così riconosciuto e che per questo motivo molte donne, a ragione, vogliono svolgere quelle professioni per le quale hanno studiato. Infatti i lavori che non vengono retribuiti, spesso non sono riconosciuti socialmente. [L 23]

Dalla funzione sociale nasce, ad un livello più alto, anche l'esigenza di poter partecipare alle decisioni sul posto di lavoro, nell'azienda o nell'impresa.

L'essere umano è dunque più che un individuo. Come persona è unico e deve essere protetto nella sua dignità. Questo è il ritornello dell'antropologia cristiana. Nell-Breuning per questo motivo ha sempre sottolineato l'importanza dell'antropologia cristiano-biblica nella disputa con l'antropologia di Karl Marx ed i suoi epigoni.

Per l'economia la decisione pro o contro una determinata antropologia è di grande importanza. Anche per il processo sociale del mercato nella Unione Europea questo ha conseguenze etiche, se la questione sociale non è solamente un appendice della potenza economica. Il lavoro non deve mai sradicare l'uomo facendogli tagliare le sue radici. [L 24]

Senza addentrarmi in una discussione con altre antropologie che sono divenute determinanti per la formazione della società odierna, voglio ricordarvi i due modi più diffusi di concepire l'uomo: quello liberalistico e quello materialistico.

Accanto a queste formulazioni più che altro ideologiche anche in altre religioni si trovano diverse concezioni dell'uomo, ad es. presso i musulmani, gli indù, i buddisti e i confuciani. La concezione cristiana personale è importante proprio nell'incontro con queste culture, dove il valore della persona spesso dipende dalla sua posizione all'interno di un gruppo o di una casta.

I tre punti del lavoro devono essere sempre riportati in equilibrio. Insieme ai sopra citati principi della dottrina sociale sono la base per una società che voglia stare all'interno della tradizione cristiana occidentale.

L'antropologia cristiana biblica con i due poli della creazione attraverso Dio e della liberazione attraverso l'Incarnazione del Verbo di Dio in Gesù Cristo, inspirano l'impegno dei cristiani nel mondo. E il Concilio Vaticano II nella Costitituzione pastorale Gaudium et Spes ha potuto dire [L 25]:

"Anche nella vita economico-sociale sono da tenere in massimo onore e da promuovere la dignità ed integrale vocazione della persona umana, come pure il bene dell'intera società. L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale." [GS 63]

Vi starete chiedendo che conclusione bisogna trarre da questo? Cercate di riflettere su una prima risposta in un momento di silenzio.

Musica n° 5

8 LAVORO VERSUS "LA MUßE2 [RICREAZIONE]

Il concetto complementare del "lavoro" è il riposo, non semplicemente il "tempo libero". Infatti nel mio tempo libero non sono affatto libero di fare ciò che voglio in quanto molti compiti devono essere assolti oltre l'orario di lavoro. Pensate solo al tempo che avete trascorso in giro per gli uffici. Questo tempo per me non è un riposo.

È però necessaria una "riposo creativo", un'attività con uno scopo fine a se stesso, per esempio la musica, l'arte, la filantropia. A completamento dell'orario di lavoro ho bisogno di un "lasso di tempo da giostrarmi". Il tempo non deve servire alla mia rigenerazione per il prossimo turno di lavoro, ma mi deve piacere, anche se mi affatica, può impegnarmi da solo o insieme ad altre persone che mi sono scelte.

Il riposo è il concetto opposto a "time is money". [L26]

Il riposo è il tempo in cui non ci si chiede quale utile se ne ricava. Provate a guardare un bambino piccolo che non si senta osservato a come riesca a giocare completamente assorto fra sè e sè con un "niente".

Di questo sentiremo parlare da altri ancora spesso nei i prossimi incontri quando mi riposerò io ed ascolterò.

Musica n° 4

9 IL LAVORO: UN VALORE AMBIGUO IN UNA SOCIETÀ AMBIGUA

Giuseppe Prezzolini [1882-1982] nel suo "Codice della vita italiana" divide gli italiani in due categorie: "i furbi e i fessi". Sono fessi quelli che pagano il biglietto del treno, quelli che non entrano gratis a teatro, chi non ha uno zio, un amico della moglie, un conoscente famoso in tribunale, a scuola ecc ... chi dichiara le proprie entrate reali al fisco, chi mantiene la parola data." "I fessi agiscono secondo principi, i furbi secondo gli scopi." L'Italia come paese riesce ad andare avanti perché esistono i fessi. "Loro lavorano, pagano e, facendo questo, vanno a fondo... I furbi non fanno nulla, spendono e se la godono." [cfr. fr. Jens Petersen, Quo vadis, Italia? Ein Staat in der Krise, Beck-Verlag München, 1995, pagina 39] [L 27]

Allora anche io sono probabilmente un fesso con un bel pò di furbizia. Infatti mi piace godermi un po' la vita, cerco il riposo, ma anche il lavoro fa parte della mia vita.

Che valore ha dunque il lavoro nella nostra società contemporanea? Prima cerco di dare una risposta come fesso e poi faccio il furbo.

Io sono un uomo solo quando vivo tutte e tre le dimensioni: personalità, socialità e trascendenza e come persona sono più di un individuo. Il lavoro mi aiuta a sviluppare me stesso e allora il lavoro non deve essere per forza una attività retribuita. Attraverso il mio lavoro io esprimo me stesso, entro in contatto con le persone che mi circondano e prendo parte a quella dimensione trascendentale che si rispecchia nel compito della creazione.

Il lavoro in senso lato ha dunque sempre uno scopo, vuole essere un contributo per la costruzione del mondo, compito che mi è stato affidato in quanto cristiano al momento del battesimo e che al momento della cresima da adulto ho accettato con consapevolezza.

Se io in quanto persona accetto questo concetto così ampio, implicitamente accetto anche quando richiedono degli altri principi sociali: la solidarietà, la sussidiarietà, il bene comune, ma in questo mi faccio guidare dalla carità sociale e dalla giustizia sociale.

Questi sono gli elementi per la costruzione di una società umana e per questo motivo sono un fesso. Sono principi validi che mi costano qualche cosa; il prezzo è alto perché pretende da me di non guardare solo al mio benessere ma di tenere d'occhio anche la società che mi circonda. Non esistono certo ricette già pronte sul modo di strutturare la società, ma dovrò sempre e di nuovo cercare di ripensare in modo nuovo e di modificare i programmi insieme agli uomini di buona volontà. Si tratta di un compito incarnatorio: anche Dio si è prestato a fare incarnare Il Verbo in Gesù Cristo. Noi abbiamo sempre e di nuovo bisogno di una conversione del cuore per poter formare la società e così rendere più umano anche il lavoro.

In termini teologici o religiosi fare il furbo diventa una vera e propria tentazione, poichè il furbo si chiede solo che cosa gli porta guadagno tanto a pagare sarà un altro.

Ci troviamo qui alla linea di congiunzione tra societá e stato, nel punto in cui si distingue fra persona e individuo. Vi sarete sicuramente accorti che fino a questo momento non ho utilizzato la parola stato, ma ho sempre parlato di società. L'argomento "lavoro" infatti fa presto a ridursi alla questione se lo stato riesce a creare o mantenere posti di lavoro. Lo stato si presenta come insieme di individui, non esiste un'identificazione positiva con lo stato ed i suoi compiti. Lo stato è la controparte del singolo individuo, cui egli avanza solo delle richieste.

La discussione attuale sul sistema delle pensioni rende evidente questo dilemma. Lo stato non possiede più i mezzi finanziari per finanziare il sistema. Ci sono stati troppo pochi fessi, ma nelle discusisoni pubbliche si ha l'impressione che, se viene modificato il sistema pensionistico, accada qualcosa di ingiusto .

L'ingiustizia consiste nel fatto che molti singoli individui si sono comportati da furbi e vogliono continuare a farlo anche oggi. Loro concepiscono lo stato in quanto istituzione che deve garantire loro godimento. Poichè il numero dei fessi diminuisce e allo stesso tempo aumentano le pretese dei furbi, si arriva a questo aumento dei costi che non può più essere arginato. Saranno le generazioni future a dover pagare questo atteggiamento ambivalente da parte delle generazioni precedenti. I furbi sono parassiti del bene comune. Il loro comportamento è asociale e nega le dimensioni essenziali dell'uomo, che fanno parte del retaggio culturale cristiano occidentale.

Ma il fatto che l'uomo possa svolgere molte attività che non devono essere tutte quante retribuite, evidenzia il valore originario del lavoro, il valore del lavoro della persona.

Solo il lavoro svolto dall'essere umano in quanto persona può essere inteso come sviluppo di se stessi. Ci sono abbastanza persone che nella loro attività lavorativa non si considerano come persona, ma come portatori di una funzione che devono svolgere un compito che viene valutato in denaro per soprravvivere.

Non solo la società italiana e la Repubblica italiana hanno bisogno dei fessi; se questi imparano a curare oltre al lavoro anche il riposo sarebbero i cittadini e i membri giusti di una società umana del futuro. Lavoro ce n'è per tutti, non solo in Italia.

"Dio solo sa cosa uscirà fuori da questo ribaltamento italiano. La situazione che c'era in Italia non poteva continuare, quella che c'è non rimarrà e quella che dovrebbe esserci non ci sarà. Io non dò un giudizio sul risultato di questa particolare rivoluzione, ma preferisco una corrente vivace e scorrevole di cui non conosco la direzione, piuttosto che una palude stagnante e marcia, nella quale l'Italia si era sempre più trasformata." Questo ha scirtto Ferdinand Gregorovius, storico romano e pubblicista, nel dicembre 1860 in una lettera al segretario di stato prussiano Hermann von Thile [cfr. Jens Petersen, Quo vadis, Italia? Ein Staat in der Krise, Beck-Verlag München, 1995, 7].

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Traduzione dal tedesco: Dott.sa Sandra Franchina

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Musica scelta dal CompactDisc:
"Relax with the Classics® Volume One - Largo. The LIND Institute"[LICD-501]

Musica n° 4 Domenico SCARLATTI [Orch. Avison] Adagio from Concerto No. 8 [1] 1'34"
Musica n° 6 Wolfgang A. MOZART Andante form Cassation in G, KV 63 [1] 2'17"
Musica n° 2 Tomaso ALBINONI Andante from Violin Concerto Opus 10, No. 2 [2] 2'05"
Musica n° 8 Georg-Friedrich HÄNDEL [arr. Redel] "See de Conquering Hero Comes " from Judas Maccabeus [3] 2'11"
Musica n° 9
Tomaso ALBINONI Andante from Violin Concerto Opus 10, No. 4 [2] 2'37"
Musica n° 7
Antonio VIVALDI Largo from Concerto for Recorder & Orch., RV 108 [2] 2'04"
Musica n° 5
Antonio VIVALDI Largo from Concerto for Two Violins & Cellos, RV 564 [2] 2'54"
Musica n° 4
Domenico SCARLATTI [Orch. Avison] Adagio from Concerto No. 8 [1] 1'34"

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Lucidi

L 1 Il predicatore L 15 Due davanti al computer /fabbrica
L 2 Auditorio [Handelsblatt] L 16 "Noi facciamo economia"
L 3 Da pecore a pastori [FAZ] L 17 Direttore di circo: diosoccupazione
L 4 Il pastore dirige le banconote in chiesa L 18 Famiglia/spesa
L 5 ad metodologiam L 19 Disoccupazione significa:..
L 6 Il Cerchio Pastorale L 20 "Triganolo creativo" del lavoro
L 7 Le mani che pregano [Wirtschaftswoche] L 21 Scrittore di libri
L 8 ad intentionem L 22 Figura a molla a forma di uomo.
L 9 Scuola L 23 Tempi uomo/donna
L 10 ad schema L 24 Emigrante sradicato
L 11 Vescovo [sole-24-ore] L 25 GS 63
L 12 Principi dell'insegnamento sociale della Chiesa L 26 Ginuflessione d fronte al $
L 13 Personalità [triade] L 27 Quo vadis, Italia? [Copertina del libro  di Jens Petersen, Quo vadis, Italia? Ein Staat in der Krise, Beck-Verlag München, 1995]
L 14 Concetti "lavoro"

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