Davanti al tuo presepio
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Dr. Benno Kuppler

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Davanti al tuo presepio
Messa Natalizia del Rotary Club Roma Appia Antica
nella Chiesa Santo Stefano Rotondo sul Celio Roma
4. domenica dell' Avvento 1992

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Lontano dal frastuono di un albergo tutto esaurito e da locande sovraffollate, lontano dagli itinerari di viaggio più frequentati, ai margini per così dire, della storia del mondo di allora: Betlemme. Eppure essa è il centro della storia della salvezza: anche oggi il Verbo si è fatto carne.

Vi invito a percorrere spiritualmente la via che conduce al presepio. Andiamovi insieme. "Davanti al tuo presepio", cantiamo così, facendo nostre le parole di Paul Gerhardt [1607 - 1676] parole che noi ascoltiamo nell' Oratorio di Natale, musicate da Johann Sebastian Bach [1685 - 1750]. Questo canto di Natale mi è divenuto assai caro. Meditiamo con animo spirituale ciò che cantano le nostre labbra.

Per questo, io Vi propongo il "modus procedendi" che Ignazio di Loyola [1491 - 1556] insegna nei suo Esercizi Spirituali, in particolare nella meditazione dedicata all'Incarnazione ed alla nascita di Gesù, Verbo incarnato di Dio.

"Rievocare la storia di ciò che devo contemplare. Come le tre divine Persone osservavano tutta la superficie sferica del mondo intero, pieno di uomini; e, vedendo che tutti scendevano nell'inferno, fu decretato da tutta l'eternità, che la seconda Persona si facesse uomo, per salvare il genere umano; e quindi, venuta la pienezza dei tempi, l'angelo S. Gabriele fu inviato alle Madonna" [es.sp. 102] e "vedere le persone, le une e le altre, in tutta la loro varietà sia di abiti sia di gesti, alcuni bianchi e altri neri, chi in pace e chi in guerra; alcuni che piangono e altri che ridono; questi sani, quelli ammalati; alcuni che nascono e altri che muoiono ecc." [es.sp. 106].

Non è sorprendente con quale rapidità allora questo nostro unico mondo ci sia oggi, qui, in questa nostra chiesa, così presente? Noi possiamo richiamarne, nominandole con i loro termini attuali, le differenze: Nord e Sud, Est ed Ovest: Cristiani, Ebrei, Musulmani, Buddisti, Confuciani, Animisti, seguaci di religioni naturali e di riti occulti; tossico-dipendenti e malati di AIDS; un'Italia in lotta contro la mafia; una Germania in lotta contro i nazi-skin; la guerra tra croati, bosniaci e serbi, il che significa guerra tra cristiani cattolici e cristiani della Chiesa ortodossa; la guerra nell'Irlanda del Nord, il che significa guerra tra cristiani cattolici e protestanti. E tutti i conflitti che noi in Europa a stento ancora conosciamo: in India, in Pakistan ed Afganistan; la lotta degli indiani del Nord e del Sud America; il conflitto razziale tra neri e bianchi in Sud Africa. Voi potreste sicuramente nominare altri esempi...

Presentiamoci allora, ciascuno individualmente e tutti noi insieme, alla grotta, per sentire ciò che là avviene per ciascuno di noi e per l'umanità. E' ancora possibile, qui, uno stato d'animo natalizio? Non dobbiamo per forza soffrire di schizzofrenia per poter cantare "Tu scendi dalle stelle" e "Astro del ciel", quando in altre parti del mondo regnano guerre e tumulti, per poi trovare, anche da noi, all'angolo, bisogni e miserie?

A mio avviso il canto "Davanti al tuo presepio" esprime una grande nostalgia. Perciò Vi invito a meditare spiritualmente questo inno. A cantarlo non è un individuo sconosciuto. "Davanti al tuo presepio" è ognuno di noi, che intona questo canto. "Davanti al tuo presepio" è ogni persona che si è incamminata con gli altri sulla strada che conduce alla grotta e che di nuovo là al presepio incontra altri, forse con sua propria sorpresa.

Seguiamo come segnavia della nostra meditazione spirituale sull'Incarnazione le singole strofe di questo canto di Paul Gerhardt scrittore spirituale protestante. La ben aderente trascrizione italiana proviene da Margherita Fuerst-Wulle dei valdesi.

"Gesù, o mia vita": il Verbo di Dio, incarnatosi in Gesù di Nazareth è la Parola che dona la vita anche per te e per me, per ciascuno di noi. Quale realtà della mia esistenza affermo io con questo? Ispiro ed indirizzo la mia vita a Gesù e non solo all'amorevole bimbo nella mangiatoia, ma anche all'uomo dei dolori abbandonato sulla croce?

"Io venga e in dono reco a te ciò che tu m'hai donato." Noi riconosciamo, nel cantarlo sinceramente, che tutto ciò che noi siamo e abbiamo viene da Lui, il Dio Creatore. Egli è datore di ogni dono. Questo riconoscimento si pone contro la mentalità di oggi, che insiste sulla propria efficienza e sulla propria completa indipendenza e può agire per costrizione: io posso, io, io... Tento io, come cristiano, di vivere "O Gesù mia vita"? Ignazio nei suoi Esercizi Spirituali può pregare il "Suscipe", che anche esprime questa offerta a Dio.

"Dovevo ancora nascere e tu per me nascesti" Io non devo inventare l'opera salvifica di Dio, Dio stesso l'ha già compiuta prima che io venissi al mondo e la compie nel mio tempo. La sua opera è il dono pre-offerto della mia esistenza: "Al principio, c'era colui che è 'la Parola' ..." Questo noi ascoltiamo nel Vangelo di Giovanni il giorno di Natale. Dio si rivela a ciascuno di noi. Solo che la sua offerta di salvezza non è rumorosa ed invadente come la super-offerta della nostra società del benessere. La salvezza di Dio ci appare nel presepe, simbolo per un'esistenza ai margini, per un'emarginazione dalla "gente per bene"

"Giacevo nelle tenebre". L'esperienza umana fondamentale sta nel fatto che nella mia vita è possibile fallire. Anche quella grotta non era affatto un idillio, né alcuna piacevole sicurezza. Sul presepio riluceva non solo la stella del mattino, bensì anche l'ombra della strage degli innocenti, il simbolo del Venerdì Santo. Ciascuno di noi conosce dei punti oscuri nella storia della propria vita. Il Verbo di Dio è il messaggio di pace tratto dal libro di Isaia [52, 7-10], che ci porta la lieta Novella.

"E con diletto guardo te non sazio di mirarti." Questo è il linguaggio di colui che ama, che non è capace di far nient'altro: in atteggiamento d'adorazione stiamo davanti a colui o colei che amiamo. E' proprio l'atteggiamento dell'essere qui, dell'esistere stesso nel presente di colui che si ama. Qui nessuna parola è più necessaria. La lettera agli Ebrei esprime così questo atteggiamento di fronte al Verbo di Dio: "Tutti gli angeli devono adorarlo".

"Ed ora chiedo un sol favor, non dir di no, Signore: che io ti rechi sempre in me per tutta la mia vita. Il tuo presepe fa' di me e vieni in me a riposar con le allegrezze tue!"

Il nostro atteggiamento quotidiano deve esprimere quella speranza. In primo luogo quando Gesù sceglie proprio noi come sua mangiatoia, in quel momento inizia il nostro servizio a Dio. Nel momento in cui ciascuno si offre come mangiatoia al Verbo di Dio, allora inizia il nostro servizio per Dio. In modo meno poetico ciò significa: l'Incarnazione di Gesù è l'invito rivolto a ciascuno di noi perché cooperi alla sua propria incarnazione [umanizzazione] Come frutto di questa nostra incarnazione altri uomini sperimentano che il mondo può trasformarsi e cambiare, tanto nel piccolo: si pensi alla nostra famiglia, alla nostra comunità; tanto in contesti più ampi: nelle nostre parrocchie e nelle comunità politiche; tanto, infine, in una dimensione ancor più estesa: nelle relazioni nazionali ed internazionali, in questo nostro mondo. Nelle parole della Bibbia ci si esprime così: "Come sono belli sui monti i piedi del messagero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene, che annunzia la salvezza" [Is 52, 7]

Lontano dal frastuono di un albergo tutto esaurito e da locande sovraffollate, lontano dagli itinerari di viaggio più frequentati, per così dire ai margini della storia del mondo oggi: tu. E "tu" sei il centro della storia della salvezza: il Verbo vuol farsi carne, in te oggi, in questo Natale 1992. Amen.

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Preghiamo insieme come preghiera dei fedeli il "Suscipe" di Ignazio di Loyola:
tutti:

"Prendi, Signore, e ricevi
tutta la mia libertà, la mia memoria,
il mio intelletto e tutta la mia volontà,
tutto ciò che ho e possiedo: tu me lo hai dato;
a te, Signore, lo ridono.
Tutto è tuo, disponine a tuo pieno piacimento.
Dammi il tuo amore e la tua grazia
ché questa mi basta." 
[es.sp. 234]

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