La Sposa - ma non lo Sposo
Matrimonio di
Filomena Frassino e Gian Luca Trequattrini
il 5 ottobre 1995
nella Chiesa Sant'Andrea al Quirinal, Roma
Letture:
Tobia 7, 9 - 17; Efesini 5, 21 - 33;
Giovanni 15, 1- 17

Carissima Filomena, carissimo Gian Luca,
cari genitori, cari parenti ed amici,
care sorelle e cari fratelli in Criso!
LA SPOSA - lei sta al centro delle nozze. Dal punto di vista
della storia della cultura non è lo sposo ad aver una particolare importanza.
LA SPOSA sola è d'interesse, e questo non solo nella
società italiana.
Diamo una volta un'occhiata alla legge teutonica: la donna
nubile stava sotto la patria potestà del padre; e da voi, nelle varie tribù
dell'Italia, non sarà stato diversamente. Contratte le nozze, la donna sta
sotto la patria potestà dello sposo. Vi era, però, nella legge teutonica una
"libera unione", quasi un "concubinato legale", un
matrimonio senza contratto, che faceva conservare alla donna il diritto di
disporre liberamente del suo patrimonio, della libertà e dell'indipendenza
dall'uomo.
Per molto tempo, anche la chiesa cristiana non conosceva
forme guiridiche ben precise per il matrimonio. Soltanto nel sedicesimo secolo
è stato instituito lo sposalizio in chiesa.
LA SPOSA: eletta dallo sposo.
Fermiamoci ancora un po' alla storia culturale: addentrandoci
fino all'ottocento, le promesse matrimoniali con la condizione sociale, la dote,
i possedimenti e le "buone relazioni" sono state decisive in tutti gli
strati sociali. La comunecomprensione di "felicità" si riferiva meno
all'amore verso il coniuge che all'accortezza di scongiurare la povertà e di
prevedere una nascita legittima per i figli che assicurano il sostentamento
delle famiglie.
Anche nel Diritto Canonico è stato istituito, soltanto nel
1983, il "bonum coniugum" [c. 1055, § 1], che delinea come meta
equiparata del matrimonio oltre alla procreazione dei figli, il benessere del
coniuge.
LA SPOSA: sposa come parte alla pari
La libera decisione di unirsi in matrimonio, senza riguardo
agli interessi delle famiglie è, nelle nostre società, un'evoluzione
relativamente recente. I primi sono stati i poeti del Romanticismo che hanno
avanzato l'esigenza di basare il matrimonio su un vincolo d'amore reciproco e
che sia l'uomo che la donna potessero godere di uguali diritti. Più ancora: Gli
artisti allora proclamavano non soltanto l'amore reciproco quale premessa
basilare per il matrimonio, ma pretendevano inoltre che le donne fossero
indipendenti nel pensiero ed interessate alla politica, all'arte ed alla scienza.
Così ci insegna la storia culturale.
LA SPOSA e LO SPOSO
Filomena e Gian Luca mi hanno un po'indotto ad
intraprendere questa breve escursione nella storia culturale del matrimonio.
Perchè anche il simbolo del padre della sposa che accompagna sua figlia
all'altare per condurla al marito, era in origine un simbolo il cui significato
era che la sposa, uscendo dalla patria potestà del padre, passava in quella
dello sposo.
I testi biblici del libro di Tobia, dalla Lettera agli
Efesini e del Vangelo di Giovanni, che sono stati scelti da Filomena e Gian Luca
per questa liturgia, ci invitano però a domandarci:
"Che cos'è il Matrimonio, maestro?"
Che cosa vi aspettate voi stessi, cara Filomena e caro Gian
Luca, come risposta? Che cosa si aspettano come risposta le vostre famiglie e
gli amici per voi due? Come vivono altri già da anni e decenni la risposta alla
domanda: "Che cos'è il Matrimonio, maestro?"
"Che cos'è il Matrimonio, maestro?"
La risposta di Kahlil Gibran sembra che stia nella frase:
"amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore." Ed allora
con l'aiuto di immagini cerca di spiegare come lui, come voi potete comprendere
"l'amore". Una frase mi piacque in modo particolare: "Donatevi il
cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro."
L'amore, così mi sembra che sia, l'amore è per Gibran non
una cosa, non una proprietà, non qualche cosa di definitivo: l'amore è
movimento, è procedere, è vita.
"Che cos'è il Matrimonio, maestro?"
La risposta che vi troviamo nella lettera di San Paolo agli
Efesini - e Filomena e Gian Luca ci hanno invitati a cercare una risposta
proprio là - , sta scritta nella prima frase della lettura: "siate
sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo."
Questa frase "siate sottomessi gli uni agli altri nel
timore di Cristo" è l'introduzione a tutte le altre regole per i coniugi
che seguono a quella. I primi tre versi sono poi rivolti alla donna [vv. 22 - 24]; però sono ben sei i versi che a Paolo servono per descrivere la parte
dell'uomo [vv. 25 - 30].
Paolo presenta come modello, come analogia del rapporto tra
uomo e donna, Cristo e la Chiesa, evidenziando con ciò che con la parola "sottomesso"
non intende oppressione, costrizione, dominio, ma un sentire con amore, un
comunicare l'uno con l'altro.
Che cos'è il Matrimonio, maestro?"
Se la lettura si aspetta che la donna sia sottomessa all'uomo,
non s'intende, da parte dell'uomo, che lui abbia l'arbitrio ed un dispotismo
senza fine sulla donna. L'uomo piuttosto dovrebbe orientarsi all'esempio di
Gesù. L'uomo dovrebbe essere premuroso e capace di immedesimarsi ed esternare
sensibilità ed amore verso la donna, così come Gesù Cristo di fronte alle
Chiesa e tutti noi.
Non è richiesto l'uomo autoritario e maschilista, ma l'uomo
sensibile e tenero che sappia vigilare sul benessere della donna. Puo' darsi che
facendo così, susciti nell' uno o nell'altro stupore.
La lettura della Lettera agli Efesini non coglierebbe il
giusto significato se l'uomo ne traesse la convinzione di essere lui il
dominatore e il despota e la moglie soltanto la donna di casa ingenua e tonta,
pronta ad eseguire gli ordini dell'uomo.
L'esempio di Gesù Cristo dimostra il contrario: Egli
richiede a ciascuno di noi, alla Chiesa soltanto ciò che Egli stesso ci ha
testimoniato con l'esempio durante la Sua vita. E questa testimonianza è anche
il messaggio del Vangelo: amore sconfinato per ogni uomo, anche per colui che
non sia ancora in grado di corrispondervi. E questo immenso amore conduce Gesù
Cristo in situazioni di sofferenze, di afflizione, di solitudine, infine alla
croce.
Che cos'è il Matrimonio, maestro?"
Cara Filomena, caro Gian Luca, se adesso davanti a Dio vi
donate il sacramento del matrimonio, allora promettete l'un l'altro davanti a
Dio e come Suo testimone, al sacerdote e ai vostri amici testimoni che l'amore
dovrà essere il telaio sul quale tessere la vostra unione di vita. Ma anche se
fate la promessa una volta per tutte, non è che sia tutto bell' e fatto. E',
come vi ho già detto, un movimento, un cammino che adesso compirete insieme:
Compito, impegno per una vita. Come lo esprimono le parole di Kahlil Gibran:
"Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore." e "Donatevi
il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro."
Auguro a tutti e due, cari Filomena e Gian Luca, di rileggere
di tanto in tanto le letture dell'odierna Santa Messa Nuziale, ciascuno per
conto suo, ma anche insieme. Lasciate che vi sia fatto dono della grazia di Dio
che è promessa a voi e a tutti noi nel Vangelo di Giovanni: "Non voi avete
scelto me, mai io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate e portiate
frutto e il vostro frutto rimanga... Questo vi comando: di amarvi
scambievolmente." Amen.
